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Miggiano - Profilo Storico e Socio Economico PDF Stampa E-mail

ImageSecondo alcuni deriverebbe dal latino miscellaneus, col significato di mescolanza (di popoli); per altri da medianus "che sta nel mezzo". Probabilmente è di origine prediale, dal nome latinizzato di persona Maedius. Gli abitanti si chiamano Miggianesi.

IL TERRITORIO Il territorio di Miggiano ha una superficie di 7,64 kmq ed una densità di popolazione di 490,70 abitanti per Kmq. Confina a Nord ed a Ovest con i feudi di Montesano Salentino e Ruffano, a Sud ed a Est con quelli di Tricase e Specchia. L'intero territorio ha una configurazione pianeggiante. Dal punto di vista geologico e morfologico, lo stesso si presenta composto a partire dalla superficie da calcari di Melissano, pietra leccese, calcareniti del Salento, calcareniti con intercalazioni sabbiose ed infine da depositi colluviali. Dista dal capoluogo di provincia 46 km ed il centro urbano è facilmente raggiungibile dalle strade statali n. 16 Adriatica e n. 275 di S.Maria di Leuca oppure n. 476 di Galatina e da vane strade provinciali interne. Il territorio si trova in una posizione molto felice; è allocato nel bel mezzo del Capo di Leuca, quasi a formare un triangolo equilatero i cui lati ipotetici sono la manciata di chilometri che si percorre per raggiungere da un lato il mar Adriatico, dall'altro lo Ionio e dall'altro ancora l'incrocio fra i due mari, Santa Marìà di Leuca.

ORIGINE In un territorio ricco di insediamenti preistorici, greci e romani, sorse nell'Alto Medioevo per opera delle popolazioni della costa in cerca di rifugio dalle invasioni barbariche e saracene. Sotto i Normanni, fu infeudata ai Monteroni e, successivamente a varie famiglie nobiliari: gli Acquaviva, i Gallone, i Vernaleone, che vi costruirono un sontuoso palazzo. Nel corso del XIV secolo si insediò un'attiva comunità di frati carmelitani che avviò opere di messa a coltura e di valorizzazione agricola. Nel 1480 subì il saccheggio dei Turchi impadronitisi di Otranto e del territorio circostante; successivamente fu attaccata dai Veneziani, spintisi nell'entroterra. Dopo l'Unità fece parte del demanio regio. Negli anni Trenta del Novecento il suo territorio beneficiò della bonifica e della realizzazione di opere infrastrutturali. Gli ultimi quattro decenni del secolo hanno visto la straordinaria crescita delle attività manifatturiere, specialmente mobilifici, e di quelle terziarie, che hanno trasformato profondamente l'economia e la società.

(cenni storici da Anonimo 1876) I primi documenti cartacei testimoniano l'esistenza di Miggiano nel XII secolo. Nel 1156 Guglielmo il Malo distrusse la città di Vaste e gli abitanti, sbigottiti e fuggenti,si rifugiarono in parte nella valle dove sorge l'attuale nucleo abitato ed in parte in località Torrepaduli. Testimonianza dell'originario miscuglio di popoli da cui deriva il paese è il suo stesso nome che, nel corso dei secoli, si evolve da Mesiano in Misiano, poi Misciano e Miggiano dei Paduli nel 1600 ed infine Miggiano. L'esistenza storica del paese è provata da due documenti dell'archivio di Napoli, uno del 1182 e l'altro del 1272, nel quali si nomina il "villaggio di Miggiano". Nel 1190 il Conte Tancredi di Lecce donava il feudo di Miggiano insieme a quello di Specchia e di Taunisano a Filiberto Monteroni. Le vicende storiche del paese ricordano il saccheggio e le stragi fatte dal turchi nell'ottobre del 1480, in cui vennero rapiti donne e bambini e le scorrerie dei Veneziani, nel giugno del 1484, che devastarono completamente il paese. E' solo grazie alla pietà di Bellisario Acquaviva, che ebbe la giurisdizione penale e civile per quel periodo, che i pochi abitanti rimasti potettero scampare alla terribile carestia che afflisse per un lungo periodo il territorio. Nel 1486 il feudo di Miggiano passò al Vescovo di Castro che ne perdette la giurisdizione soltanto nel 1808 a favore dell'Arcivescovo di Otranto, finchè nel 1866 venne incamerato al Regio Demanio. La giurisdizione criminale appartenne dapprima alla famiglia Gallone e poi a quella dei Vernaleone, persa poi solo in seguito all'abolizione della feudalità con legge del 2 agosto 1806. La giurisdizione ecclesiastica appartenne sempre al vescovo di Ugento. Questo quanto scriveva sulle origini di Miggiano un anonimo nel 1876 su un documento agli atti del Comune. Un'ipotesi suggestiva, ma non per questo poco reale, fa risalire invece le origini di Miggiano all'età del bronzo. La presenza,infatti,in loco di insediamenti umani nsalenti a questo periodo è testimoniata dal ritrovamento di vari menhir e grotte scavate nella pietra. Tra l'altro, anche le numerose tombe messapiche e romane ritrovate nel 1878 sono il segno evidente che le origini del paese sarebbero molto più antiche di quanto riportato dai documenti cartacei e dunque sicuramente prima del XII sec.

ImageCHIESA MATRICE Secc. XVI-XIX-XX La fine dell’epoca barocca segna in terra d’Otranto il passaggio da uno stile ricco di ornati e di decorazioni ad uno più austero influenzato da linee e forme provenienti da altri centri più importanti come Roma e Napoli. L’affermazione del ceto borghese contribuì alla modifica del gusto architettonico che venne orientato verso forme più sobrie e lineari. Il basso Salento con l’attività di progettisti e maestranze qualificate (De Palma, Orfano, Palma ecc..) realizzò una serie di edifici religiosi e laici che sortirono il salto di qualità avvenuto in questo territorio. Alcune fabbriche però non riuscirono a perdere del tutto i caratteri originari e a quelli più antichi aggiunserò gli stilemi nuovi e più aggiornati, facilmente comprensibili dai contemporanei. A Miggiano la Chiesa Matrice, dedicata a San Vincenzo Martire, protettore del paese e della diocesi di Ugento, rappresenta un interessante esempio di edificio religioso in epoche diverse a partire dall’ XVI secolo quando le novità stilistiche provenienti da fuori del Regno di Napoli si erano ormai affermate e divenute linguaggio architettonico diffuso nel salento. La pianta della Chiesa è a tre navate con bracci del transetto contratti, ampio coro e profonde cappelle laterali. La facciata è decorata con statue barocche. Le coperture a spigolo e le finestre centinate a lunetta denunciano chiaramente la presenza di esecutori locali abituati a costruire edifici residenziali e opifici. Nell’interno gli altari tardo-barocchi che emergono dai paramenti murari sono nati da sculture. Di particolare rilevanza artistica è la tela di San Vincenzo Martire posta sull’altare maggiore, dipinta agli inizi del XVII secolo probabilmente dal neretino Donato Antonio D’Orlando.

CRIPTA BASILIANA Risalente al IX secolo dopo Cristo, la cripta si trova nell'ex grancia dei Carmelitani. E' costituita da un vano quadrangolare con affresco di Santa Marina del 1400; su tutte le pareti si notano tracce di colore di antichi affreschi, ormai definitivamente perduti. A sinistra dell'ingresso insistono due piccoli vani, uno dei quali completamente affrescato con immagini tipiche dell'iconografia Bizantina.: San Nicola, Santa Catenina di Alessandria d'Egitto, Santo Anonimo, Arcangelo Gabriele. La cripta riveste notevole importanza per la presenza della "Dormitio Virginis", raffigurazione ipogeica unica in Italia.

FRANTOI IPOGEI Archeologia industriale di origine ancora incerta. Qualcuno azzarda l'ipotesi che questa particolare tipologia tecnologica del produrre olio trae ongine dal Neolitico. Si tratta di monumenti scavati in roccia, attestanti l'operosità e la laboriosità contadina Miggianese che si è protratta per millenni, quasi fino al giorni nostri, senza subire i cambiamenti delle normali dinamiche evolutive.

ImageMENHIR Sculture in pietra tufacea, ritrovate in Miggiano, nei pressi di un agglomerato di grotte, in zona Monti di sala, potrebbero raffigurare divinità funerarie. La più enigmatica è la stele senza volto; ha il collo appena accennato e la nuca intonacata e dipinta, come per significare i capelli; ha il volto completamente sfigurato, vuoto, senza lineamenti, quindi privo di occhi, naso e bocca; sulla testa, quasi nella zona frontale, presenta un foro cieco per metà occupato da un pezzo di legno: tentativo di cristianizzare con una croce il manufatto pagano. Visto il contesto ambientale, dove originanamente era situata, si può legittimamente ipotizzare che sia una divinità funerafia: se così fosse, ci si troverebbe di fronte ad una scultura particolare, unica in tutta la preistoria, poiché descritta in modo così astratto ed irreale da veicolare comunque un messaggio forte, riguardante il destino ultimo dell'uomo: riveste di significato il detto miggianese, ancora in uso, de "la morte è cieca nu varda in faccia a nessuno" e richiama l'inquietante versetto biblico del "…tu non puoi vedere la mia faccia, perché un uomo non può vedere me e restare vivo"(Esodo 33,20). L'altra scultura, invece, è ben definita: raffigura forse un defunto, un capo o un guerriero, ha il busto appena abbozzato, in parte intonacato con evidenti tracce di colore a bande grigie/grigio chiare; sulla testa è visibile un incavo su cui doveva essere allocata una corona, un elmo o un cappello di pietra, ha i tratti del volto ben determinati con occhi, naso e bocca; in questo caso, in fatti, l'ignoto artista ha lavorato la pietra grezza per comunicare sentimenti ed emozioni.

ImageCASE A CORTE Si tratta di particolani tipologie edilizie di origine medioevale, insistenti nel nucleo storico del paese; hanno un impianto radiale che ricorda l'antica "domus" romana, caratterizzata da un grande atrio centrale e comune che dà luce al vani adiacenti e contiene i servizi essenziali come la cisterna, la pila ed i sedili in pietra, ed altro.

CASE A SCHIERA Ubicate tra viuzze disposte in parallelo. E’ un'architettura d'impianto a schiera, povera ma dignitosa e molto interessante. Generalmente ad un piano, ma non mancano esempi a due piani, il prospetto principale presenta una finestra e tre porte, delle quali una per la “liama" (terrazza mediterranea), l'altra, architettonicamente più elaborata, dà accesso all'abitazione e la terza alla cantina adibita il più delle volte a cucina. I prospetti, perfettamente allineati, si affacciano su delle stradine larghe m 1,50 e lunghe m 250.

 
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